Stemma Comune di Sarzana

Turismo e Cultura

Pietro Arnaldo Terzi (1881 - 1945) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Pietro Arnaldo TerziAntifascista e sindaco socialista di Sarzana

“E come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno
come le rose”.

Le parole della “Canzone di Marinella” di Fabrizio de Andrè sembrano attanagliarsi bene alla vicenda umana e politica di Pietro Arnaldo Terzi, il “sindaco del 21 luglio”.

Non fu certo di un solo giorno la durata dell’amministrazione democratica che egli presiedette a Sarzana, ma fu comunque una durata breve: appena un anno e mezzo, dal novembre 1920, quando la lista dei socialisti batté a sorpresa (e per la prima volta) il blocco dei liberali e dei conservatori,
sino al luglio 1922, quando la pressione politica del fascismo ormai vicino alla presa del potere impose la nomina di un commissario prefettizio. Un anno e mezzo, dunque, ed al centro proprio quel giorno, un giorno solo, ma decisivo: il 21 luglio 1921, quando Sarzana – forse senza neppure rendersene conto – scrisse una pagina indelebile nella storia della democrazia italiana e dell’antifascismo.

Pietro Arnaldo Terzi era nato a Sarzana nel 1881. I suoi genitori gestivano una trattoria con locanda, la trattoria “Garibaldi”, in Piazza Luni.
Il padre Giuseppe nutriva, come molti nella Sarzana dell’epoca, idee politiche progressiste, anticlericali e garibaldine: lo dimostrano il nome stesso del locale, intitolato a “Garibaldi”, e quelli imposti ai tre figli Pietro Arnaldo, Ugo e Fantina.

Arnaldo, in quell’epoca seguita alla presa di Roma ed a forti spinte anticlericali, richiamava la figura di Arnaldo da Brescia, un riformatore religioso impiccato a Roma dal Barbarossa nel 1154 per aver sostenuto la repubblica romana dell’epoca e la fine del potere temporale dei papi

Ugo e Fantina, a loro volta, richiamavano la figura di Victor Hugo - anch’egli, in Francia, massone, anticlericale e amico di Garibaldi - ed il suo romanzo più noto, i “Miserabili”, di cui Fantina è il personaggio centrale.

Pietro Arnaldo Terzi fu fatto studiare al ginnasio di Sarzana e poi al liceo di Spezia, quindi si laureò in giurisprudenza all’università di Genova e nei primi del Novecento avviò a Sarzana, allora ancora sede
di tribunale e di corte d’assise, la professione di avvocato. Sposò Gilda Frolla, con cui andò ad abitare in un modesto appartamento in cima a piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza Matteotti), e da lei ebbe due figli: Delma e Vezio.

Il clima respirato in famiglia, e l’amicizia con Ugo Biggini, noto avvocato del luogo, che lo aveva preso a benvolere, e con il coetaneo Alfredo Poggi lo avevano avvicinato alle idee del movimento socialista.

Scontata, dunque, la sua partecipazione attiva alle elezioni del 1920, un po’ meno l’elezione a sindaco. Il consigliere più votato dagli elettori, infatti, era stato proprio Poggi, ma i suoi impegni di insegnante e di uomo di cultura, in giro per l’Italia, gli impedivano di essere sindaco, e così fu lui a proporre Terzi, che pure non aveva alcuna diretta esperienza di politica amministrativa.
Terzi accettò mostrando, in quei mesi difficili, culminanti appunto nel 21 luglio 1921, non solo una grande dirittura morale ed un impegno assiduo nell’esercizio della carica: spesso, restava in municipio dalla mattina alla sera, trascurando non poco la sua professione, ma anche una sapiente capacità politica nel rapporto con assessori e consiglieri, e più in generale con la popolazione.

Se nei giorni e nelle ore cruciali dell’assedio fascista la città di Sarzana si mostrò compatta a difesa della legalità, e contro le violenze ed i soprusi arroganti delle camicie nere, ciò fu dovuto in primo luogo al senso dello Stato e delle istituzioni (merce tuttora non sempre abbondante …) che seppe dimostrare il primo cittadino.
I fascisti furono ricacciati e l’appello di Terzi alla cittadinanza per tornare alla normalità fu accolto, ma la sorte dell’amministrazione era segnata.

Nel luglio 1921 i fascisti, che in quei giorni avevano negato alla Camera la fiducia al governo Bonomi, potevano forse ancora essere fermati. Quando pochi mesi dopo Bonomi fu sostituito da Facta, e il nuovo governo ottenne anche i voti di Mussolini (contrari invece socialisti e sinistre tutte), le sorti del paese erano ormai segnate. L’autunno della giovane democrazia italiana volgeva ormai verso un lungo e terribile inverno ventennale.

La giunta comunale di Sarzana fu una delle prime vittime e, come detto, fu commissariata prima ancora della “marcia su Roma”.
Per Terzi e per la sua famiglia iniziò un vero e proprio calvario di soprusi, intimidazioni, soperchierie. Gli fu interdetta la professione di avvocato - solo perché era stato il sindaco democraticamente eletto di quel “famigerato” 21 luglio - , e poco dopo fu costretto a lasciare Sarzana per trasferirsi a Sestri Levante, dove visse il resto della sua vita sino al 1944, senza ovviamente avere più alcuna possibilità di svolgere attività politica.
Per mantenere la famiglia lui e la moglie dovettero accettare i mestieri più umili, senza protezioni sociali.
Nel febbraio 1944, l’Italia conosceva la tragedia dell’occupazione nazista, con il paese diviso in due: nel centro nord, il governo - un governo fantoccio insediato con la protezione delle armi hitleriane - era quello della Repubblica sociale italiana.
Gli omicidi, le violenze, le deportazioni erano purtroppo all’ordine del giorno.

Così, anche Pietro Arnaldo Terzi venne arrestato, senza alcuna accusa specifica, il 2 febbraio 1944.
La notizia di quegli arresti - in tutto dodici, di antifascisti residenti a Sestri - era trapelata, e diversi tra loro si misero in salvo in tempo, tanto che gli arresti veri e propri furono solo tre.
Tra loro Terzi: avvertito, non volle fuggire, affermando di non aver nulla da temere.
Purtroppo non era così.

Dopo alcuni mesi di permanenza al campo di Fossoli, in Italia, venne trasferito con molti altri liguri al campo di concentramento di Mauthausen, in Austria.

Marmo a ricordoMalato d’asma ai polmoni già in seguito al servizio militare prestato in Albania durante la prima guerra mondiale, Terzi non sopravvisse all’inverno 1944 - 1945 nelle terribili condizioni del lager.

La città di Sarzana gli ha dedicato una lapide nella sala maggiore di palazzo civico; in seguito,
gli ha intitolato una strada , quella che da via Picedi porta al vecchio mercato.
A Terzi è indirettamente legato anche il nome del viale della stazione, che era viale Garibaldi, e che divenne, giustamente, viale “XXI Luglio”.

Ma, forse, è ancora troppo poco.

Il protagonista di una stagione così breve, ma intensa, della nostra democrazia merita di essere proposto come esempio alle nuove generazioni, “martire autentico” - nel senso etimologico di “testimone” - della libertà e del senso delle istituzioni.

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


© Comune di Sarzana
info@comune.sarzana.sp.it
Ultima modifica
22.03.2012
e-mailP.E.C.
protocollo.comune.sarzana@postecert.it