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Il Chiostro di San FrancescoL’edificio conventuale

Accanto alla chiesa si sviluppò il convento, ad iniziare dal corpo disposto lungo il lato orientale del chiostro.
Questa manica, allineata con il transetto, comprendeva sacrestia, sala capitolare, refettorio al piano terreno e dormitorio comune al piano superiore.
Un secondo corpo di fabbrica, comprendente laboratori e magazzini, venne edificato lungo il lato nord, mentre ad ovest lo spazio del chiostro era delimitato da un muro di cinta.
I lavori dovettero protrarsi fin oltre la metà del XV secolo, ma alcune parti del complesso furono ultimate solo nei primi decenni del Seicento.
Fra i locali già presenti nella fabbrica trecentesca si può annoverare la sacrestia, la cui porta di accesso dal braccio nord del transetto, a fianco del sepolcro di Guarnerio, è sormontata da un arco falcato in bei conci di pietra delimitanti una lunetta con un affresco (databile però alla metà del XV sec.) con Cristo fra i santi Bernardino e Caterina da Siena.
I locali di questo corpo dovevano essere in origine coperti con un solaio a travature lignee a vista, come appare nella maggior parte degli edifici francescani coevi (San Francesco a Pisa, Santa Croce a Firenze): l’attuale volta di copertura della sacrestia, a lunette su sottili peducci a gola con due serravolta circolari in marmo murati sull’intradosso, appare opera più tarda, riconducibile al tipo di volte definite “moderne” nel trattato di architettura di Leon Battista Alberti ed utilizzate dagli architetti fiorentini a partire dalla metà del secolo XV nell’edilizia civile e conventuale (convento domenicano di San Marco a Firenze, di Michelozzo, 1437-52; palazzo Piccolomini a Pienza, di Bernardo Rossellino, 1459-62; badia fiesolana, 1459, ecc...).

PorticatoIl vano adiacente alla sacrestia, oggi (1998) completamente separato dal chiostro ed utilizzato come sala delle udienze della Pretura, corrispondeva in origine al refettorio del convento.
E’ presumibile che questo locale, coperto con una volta a botte con testate di padiglioni, sia stato portato alle attuali dimensioni mediante l’accorpamento di alcuni vani minori per effetto dei lavori avviati nella seconda metà del Quattrocento dai Minori Osservanti.
In tale occasione dovette essere eliminata la sala capitolare che, nella tradizione conventuale trecentesca, era sempre presente al centro di questo lato, in prossimità della sacrestia.
E’ infatti stato accertato che nei conventi degli Osservanti tale locale, di origine schiettamente monastica, non venne più riproposto: le riunioni del capitolo si tenevano preferibilmente nel refettorio, che assunse così un ruolo polifunzionale, oltre che una rilevanza artistica particolare (si veda, ad esempio, quello della Santissima Annunziata di Levanto).

La ragione per cui il refettorio venne collocato nel lato adiacente alla sacrestia anziché, come al solito, in quello opposto alla chiesa, può essere spiegata proprio con una sua destinazione d’uso anche a sala capitolare.
Esso doveva pertanto essere facilmente raggiungibile dal dormitorio e dal coro.
Il percorso di collegamento fra questi spazi è ancora identificabile nello stretto corridoio coperto con volta a botte posto lungo i lati nord ed ovest del refettorio: un percorso riparato dalle intemperie, che consentiva una agevole discesa in chiesa per le orazioni notturne anche nei mesi invernali.
La sua presenza può significare che all’epoca del passaggio del convento agli Osservanti (1463), non erano ancora stati completati i quattro portici del chiostro: in questa fase è ipotizzabile infatti l’esistenza del solo lato sud.
La differente struttura delle colonne di questo lato, realizzate a rocchi alterni di pietra calcarea tenera e laterizio, rispetto a quella degli altri tre (quasi completamente in cotto), e la diversa conformazione dei peducci che sorreggono le crociere segnano evidentemente una successione temporale nella realizzazione dei quattro portici.

PorticatoIl chiostro comunicava con l’esterno attraverso due passaggi: quello all’angolo sud-ovest costituisce ancor oggi l’uscita sulla piazza pubblica, mentre quello verso nord, posto sul prolungamento del portico orientale e delimitato da un portale in pietra con arco falcato a sesto ribassato, più ampio del precedente forse perché carrabile, dava accesso all’orto (hortus) e al frutteto (pomarium), luogo di gradevole quiete adatto alla meditazione e alla preghiera (Dionisio da Genova, ms. sec. XVII, APFM, p.67).

Il completamento della fabbrica è assegnabile ad una fase successiva al secolo XV: è infatti documentato lo stato rovinoso del convento nel 1440, quando il doge di Genova, Tommaso di Campofregoso, esorta il pontefice affinché conceda ai Frati Minori del convento sarzanese, devastato e rovinato dalle guerre, la facoltà di trasferirsi all’interno delle mura cittadine, presso il monastero delle Clarisse, ormai quasi disabitato (Casini, 1950, pp. 61 - 63).
La supplica non ebbe però seguito, e i frati continuarono ad abitare nel vecchio, cadente edificio. Si è già detto come il passaggio del convento ai Minori Osservanti abbia rappresentato una svolta nella sua storia ed una ripresa della attività edilizia.
Infatti il rinnovamento spirituale provocato da questa famiglia, diffusasi attorno alla metà del secolo XV e propugnante un ritorno all’ ideale pauperistico della primitiva regola, determinò un nuovo fervore religioso, che ebbe come conseguenza l’accrescimento delle comunità conventuali ed un maggiore interesse della popolazione e degli amministratori pubblici verso le necessità dei frati.
Nel campo architettonico ciò segna un più deciso rispetto delle norme edilizie contenute nelle prime costituzioni, miranti ad evitare l’uso di materiali nobili nelle costruzioni in favore di quelli più umili come il cotto, il legno e l’intonaco, e a contenere l’eccessivo sviluppo dimensionale delle abitazioni dei frati (Rossini, 1993, pp. 87 - 146).

Nella Liguria del Quattrocento gli Osservanti godettero di una particolare fortuna, legata anche alla figura del beato Battista Tagliacarne di Levanto, che ricoprì la massima carica dell’Ordine a più riprese fra il 1455 e il 1469: molti conventi vennero edificati in questo arco di tempo, ma anche alcuni, già fondati dai Conventuali, passarono agli Osservanti, come nel caso di Sarzana.
Benché questo convento appartenesse in origine alla provincia toscana (come quello della Spezia, fondato nel 1458) e solo dal 1497 fosse aggregato alla provincia genovese (Casini, 1985, pp. 215 - 219), vi si possono distinguere, in alcune sue parti, i caratteri tipici dell’architettura francescana ligure della seconda metà del secolo.
Si osservino ad esempio le colonne in laterizio intonacato, con base e capitello a pianta quadrata ed unghie angolari, separati dal fusto a sezione ottagonale mediante una cornice a toro: esse sono presenti in maniera del tutto simile nei chiostri dei conventi degli Osservanti in Liguria costruiti negli ultimi decenni del secolo, dal San Bernardino di Albenga (dopo il 1466), al secondo chiostro dell’Annunziata di Levanto (fondazione del 1449, con ricostruzioni ed ampliamenti succedutisi fino all’inizio del Cinquecento, Rossini, 1993, cit.), dal San Giorgio di Moneglia (dopo il 1484) all’Annunziata di Portoria a Genova (1488).

Porticato sudLa costruzione dei lati est e nord del chiostro in tempi successivi a quello sud, è attestata dalla mancata corrispondenza delle campate dei portici con alcune antiche aperture ritrovate durante i lavori di sistemazione a sede della Pretura (1981-83): alcune finestre pertinenti alla fase quattrocentesca ritrovate sotto gli intonaci sono infatti state parzialmente occluse dalle strutture delle volte del chiostro.
Il suo completamento e la costruzione di un secondo chiostro sovrapposto al primo (di cui risulta sopravvissuto solo il lato sud), sembrano assegnabili ai primi decenni del Seicento, all’epoca del passaggio del convento dagli Osservanti ai Riformati, quando, a spese dei maggiorenti e di comuni cittadini (suppeditantibus magnatibus et civibus), l’edificio venne ampliato e restaurato (Dionisio da Genova, ms. sec. XVII, ibidem).
In questo periodo anche la chiesa subì radicali modifiche, con la creazione della copertura a volta e delle cappelle con altari entro nicchie predisposte in successione regolare lungo le pareti longitudinali. Molte donazioni ed elargizioni sono infatti assegnate per le necessità del convento: un lascito di Benedetto Calani di duemila lire per la fabbrica di San Francesco è documentato in data 20 luglio 1611 (APFM, cartella LVIII, Convento di Sarzana, 1462 - 1669, doc. 32).

La realizzazione del chiostro secondo un modello architettonico ancora tardogotico non ci deve meravigliare: per tutto il secolo XVI i Minori Osservanti continueranno ad impiegare colonne ottagonali dello stesso tipo come, ad esempio, a Levanto ove, con la ricostruzione del secondo chiostro avvenuto nei primi decenni del secolo si è voluto adottare il tipo già sperimentato ad Albenga, Genova e Moneglia (Rossini, 1993, cit.).

Testi Giorgio Rossini


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Ultima modifica
22.03.2012
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