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Palazzo Tusini (Sec. XVI) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Interno durante Atri fioritiIn Via Mazzini, il palazzo Tusini fu costruito dalla famiglia nobile dei Bernucci nel tardo ‘500, presumibilmente su una preesistente casa-torre medioevale, di cui sono state trovate tracce nei lavori di restauro.

Si ha notizia, da un resoconto di una visita pastorale del 1580 fatta per controllare l’applicazione dei canoni del Concilio di Trento, che il Vescovo di Sarzana, che non gradiva tale intrusione, rifiutò di ospitare il legato dell’episcopio che venne alloggiato nel palazzo attiguo della famiglia Bernucci.

Quale forma avesse il palazzo al tempo è difficile stabilire, certo occupava l’area che dall’angolo sud arriva sino al portone principale.
Nel tempo il palazzo ha subito vari rimaneggiamenti anche in altezza.
La forma attuale risale al ‘700, quando la maggior parte dei palazzi nobiliari sarzanesi subì delle trasformazioni.

La sobria facciata risale appunto al secolo XVIII e ha la sua caratteristica principale nella purezza delle linee.
Le finestre sono sovrastate da timpani spezzati includenti eleganti motivi a conchiglia.
Fino al 1850 il palazzo fu abitato dai Bernucci che lo cedettero, forse per il sopraggiungere di necessità economiche, alla famiglia borghese dei Tusini (l’unica richiesta nell’abbandonarlo fu quella di portarsi via lo stemma gentilizio, di cui ancora si intravede sulla facciata la locazione antica).

L’atrio presenta affreschi neoclassici. Il soffitto è ancora quello originario, in buono stato di conservazione ha subito solo un recente intervento limitatamente ad alcune zone che in seguito allo scoppio di una granata nella seconda guerra mondiale presentavano dei fori; esso presenta la figura di Flora con alcuni putti.
Per quanto riguarda gli affreschi laterali essi hanno subito vari rimaneggiamenti, anche perché l’atrio, prima dell’ultimo intervento di risanamento presentava gravi problemi di umidità ed ad un occhio attento è avvertibile la presenza di due mani diverse.
L’affresco originario di buona fattura è probabilmente l’ultimo a destra, raffigurante una donna in abiti settecenteschi, le altre figure femminili, in abiti romani, risultano artisticamente inferiori.

Il pavimento è stato ricostruito secondo il disegno originale con marmo bianco e grigio,lo stesso che troviamo nella cattedrale di Santa Maria; questo ci consente di stabilire con esattezza la data di posa, risalente, secondo quanto dice la scritta della cattedrale, a fine ‘800 e inizi ‘900.
Allo stesso periodo risale presumibilmente la scala in marmo; originariamente, infatti, la scala era in ardesia, materiale troppo povero per i nuovi proprietari, che secondo il gusto del tempo preferirono appunto il marmo.
Originariamente esse, inoltre, erano inclinate per permettere ai muli portanti derrate alimentari di arrivare ai piani superiori; al rimaneggiamento ottocentesco risale anche la decorazione della scala, più enfatica rispetto alle decorazioni precedenti e assimilabile al gusto di fine ottocento.

Il cortile
Vi si trovano ampie vasche destinate a contenere olio; dalla loro presenza, così come dai resti di un enorme stadera, si può intuire che la famiglia Bernucci derivasse le proprie ricchezze dalla terra.
Nel cortile è presente anche un pozzo, la cui posizione non è oggi centrale probabilmente perché la parete esterna inizialmente non esisteva ed il cortile risultava, conseguentemente, molto più ampio.

Testo a cura dell'Istituto Tecnico C.Arzelà - Corso Turistico


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Ultima modifica
22.03.2012
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