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Seminario VescovileIl Seminario Vescovile di Sarzana dopo una permanenza, non sappiamo quanto lunga, in un caseggiato attiguo alla cattedrale, donato al Vescovo dal popolo sarzanese durante un sinodo del 1595 , fu definitivamente trasferito in un edificio eretto alla periferia nord sul luogo dove sorgeva il monastero delle Clarisse spostato al centro per i lavori di difesa della città.
Il luogo era veramente adatto per un istituto di formazione ecclesiastica per comodità d'accesso e vicinanza della cattedrale.

Un passo delle Costituzioni Sinodali emanate il 17 Maggio 1368 dal Vescovo Sarzanese Barnabò Griffi , prescriveva che nessuno venisse assunto al sacerdozio se non avesse prima imparato la "grammatica".
In questo caso evidentemente si trattava di una scuola vescovile, precedente agli attuali seminari.
Scuole come quella sopra accennata dovevano esistere presso ogni diocesi o anche presso le chiese più importanti: forse la costituzione del 1368 volle chiamare i responsabili ad una più seria preparazione culturale dei futuri presbiteri.

Per 400 anni sono affluiti a Sarzana i giovani provenienti da tutto il territorio della Lunigiana per prepararsi a diventare sacerdoti, e una volta consacrati nella cattedrale, tornano ad esercitare il ministero sacerdotale in ciascuna delle 322 parrocchie della diocesi di Luni-Sarzana.

L'11 marzo 1584 giungeva a Sarzana mons. Angelo Peruzzi , vescovo di Sarsina, inviato dal Papa Gregorio XIII come Visitatore Apostolico.
Il Visitatore aveva il compito di verificare, a pochi anni dalla chiusura del Concilio di Trento (1563) a che punto era in ogni diocesi l'attuazione dei decreti tridentini.
Tra i decreti più importanti c'era quello della istituzione dei Seminari.
Mons. Peruzzi nella sua ispezione a Sarzana, costatò che il Seminario non era ancora stato attuato.
Nei verbali della visita, conservati nell'Archivio Vescovile Lunense presso la biblioteca del Seminario, afferma che "presso la cattedrale non c'è seminario alcuno".

Sarzana era sensibile al problema, il Consiglio Generale che amministrava la città, nel 1584 aveva già destinati al Seminario alcuni locali siti in un edificio ad angolo tra le attualivia Mazzini e Piazza Garibaldi, sede allora dell'ospedale San Bartolomeo.
Il relativo decreto redatto dai Notai Marco Moruzzo e Giobatta De Medici non ebbe effetto.
Il tempo di attuazione fu quello, non immediato, del successore del Bracelli mons. Battista Salvago che nel primo sinodo diocesano 1591 lamentava l'assenza del Seminario.

Il 26 Novembre è una data da non dimenticare: il clero potè comunicare al Santo Padre l'apertura del nuovo Seminario.

Si tratta di un corpo unico di fabbrica costituito su una casa preesistente tra il 1616 e il 1619, più volte ristrutturato e ampliato nel tempo.
La struttura attuale è quella proveniente dall'ultimo ampliamento avvenuto tra il 1837 e il 1842.
Oggi il Seminario è anche la sede della Biblioteca Nicolò V e degli Archivi Lunensi.
La biblioteca ha una consistenza di oltre 130.000 volumi, tutti schedati, di varie epoche e in parte provenienti da donazioni private.
Oltre alle opere di carattere teologico e religioso, necessarie per la formazione dei presbiteri, vi si trovano collane di grande pregio (letterarie, artistiche, storiche, filosofiche, scientifiche).
In un locale blindato, sono conservati opere di massima importanza diplomi di Papi e di Imperatori, carte del periodo Napoleonico.
Conserva inoltre il Codice Pelavicino, una delle più importanti raccolte documentarie del periodo feudale riguardante le diocesi lunense.

Il Codice Pellavicino è un grosso volume di cartaperoca, scritto in caratteri gotici, abbastanza ben conservato ma di non facile lettura.
E' stato trascritto in parte dallo studioso Ferdinando Podestà e in gran parte dal prof. Lupo Gentile.
Nel 1995 è stato microfilmato dalla Regione Liguria ed è in programma una pubblicazione completa.

 

Testo Pier Paolo Salviati


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Ultima modifica
22.03.2012
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