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testo di Lucia Gervasini

Situata ai piedi della collina di Costa Celle, sotto il borgo medievale di Ameglia, la necropoli di Cafaggio è l’area cimiteriale di un insediamento ligure, non identificato, che ha contatti commerciali con Etruschi e Celti e si avvale di uno scalo fluviale nell’ampio bacino endolagunare del fiume Magra.

Necropoli di Ameglia, Tomba ad incinerazione (Disegno di Roberto Ghelfi)Il sito è oggi l’unico contesto conservatosi di un più vasto comprensorio, del quale si ignora l’ubicazione e l’entità degli abitati; sporadici ritrovamenti, effettuati sul finire dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, avevano individuato numerose sepolture incinerazione facenti parte di uno o più sepolcreti dislocati sulle pendici collinari circostanti.
Intercettata e in parte distrutta da uno sbancamento abusivo nel 1976, la necropoli è stata esplorata con regolari campagne di scavo che hanno riportato alla luce 54 tombe a incinerazione entro cassetta litica.
I materiali dei corredi, in particolar modo il vasellame, consentono di circoscrivere l’utilizzo del sepolcreto nell’ambito dell’ultimo venticinquennio del IV secolo a.C., quando una rovinosa frana dal declivio della soprastante collina ne determina il seppellimento e l’abbandono.
La frequentazione dell'area, sempre a scopo funerario, riprende in età romana, con sepolture a incinerazione, e a inumazione, purtroppo non databili per la perdita dei corredi.

Il sepolcreto è costituito da due sequenze di strutture monumentali disposte lungo il pendio in direzione est-ovest, delimitate da un muro lungo il lato meridionale, secondo un progetto di distribuzione dei vari nuclei di sepolture nell’ambito dei diversi recinti che hanno avuto (tombe 21-28, 38-52) o dovevano avere (tombe 30 e 31) un differente e più articolato sviluppo.
Ogni monumento, realizzato esclusivamente in muratura a secco, è costituito da un modulo a base quadrangolare, all’interno del quale è posta la cassetta formata da lastre di pietra scistosa che custodiscono i resti dell’incinerato e il corredo funerario, anche per deposizioni plurime; la struttura veniva poi ricoperta da un cumulo di sassi, una sorta di segnacolo.
I monumenti funerari si distribuiscono secondo due allineamenti che originano aggregati più complessi evidenziando l’uso di accogliere, all’interno, diverse sepolture legate da vincoli famigliari e/o sociali.

L’esame dei corredi conservati nella cassetta litica consente di stabilire il sesso dei defunti.
Così gli oggetti di ornamento quali spirali per capelli, anelli, orecchini, vaghi e pendenti di collana, individuano le sepolture femminili, come gli oggetti della vita quotidiana, per esempio le fusaiole fittili usate dalle donne per la filatura della lana e delle fibre vegetali.
La presenza delle armi, quali spade, elmi, lance e giavellotti, nonché elementi e fibbie di cinturoni qualificano l’elemento maschile nel suo status di guerriero.
Comuni a entrambi i sessi sono, invece, le fibule in argento, bronzo o ferro.

L’analisi dei resti delle incinerazioni, unitamente all’esame dei corredi ha consentito di riferire le sepolture ad oltre 80 individui, dei quali 27 maschi, 34 femmine, 6 bambini e 15 incinerazioni non identificate.
Il rito funebre dell’incinerazione è pratica attestata e diffusa in Liguria già per la prima Età del Ferro, come testimoniano le sepolture della necropoli di Chiavari, databile al VII secolo a.C.

Necropoli di Ameglia, Fibula (Disegno di Roberto Ghelfi)Ad Ameglia il corredo è generalmente composto da un cinerario fittile nel quale vengono raccolti i resti del rogo funebre insieme ad alcuni oggetti, soprattutto per le incinerazioni femminili, che costituivano l’ornamento della persona.
L’imboccatura del cinerario è protetta da una ciotola capovolta che ne costituisce così il coperchio (ciotola-coperchio), spesso in ceramica a vernice nera.
A completamento del corredo vengono deposti una serie di vasi accessori, tazze, coppe, bicchieri, piattelli e ollette, che non costituiscono indicazione del sesso del defunto.
Mentre determinanti per questa identificazione sono le armi o gli oggetti di ornamento.
Le armi subiscono sistematicamente la manomissione rituale.
Le spade, conservate dentro il fodero, vengono ripiegate più volte e gli elmi schiacciati, rendendoli così inutilizzabili: le armi muoiono con la morte del guerriero.
Sono previste diverse associazioni dell’armamento (panoplia): elmo-spada-lancia, spada-lancia, lancia, significative di ruoli e mansioni rivestiti dai vari componenti la compagine sociale, nell’ambito dell’organizzazione militare.

L’abbondante materiale rinvenuto, soprattutto ceramico, consente di delineare un quadro abbastanza completo dell’insediamento ligure di Ameglia alla fine del IV secolo a.C., definendo diversificate rotte marittime che avevano nello scalo ligure alla foce del Magra un approdo.
Così giungono ad Ameglia gruppi di ceramiche sovradipinte prodotte in area sud-etrusca o ceramiche a vernice nera di provenienza nord-etrusca, o manufatti da officine laziali, nonché i prodotti dell’area costiera gravitante attorno all’emporio greco di Massalia, l’odierna Marsiglia.
Dall’area tosco-laziale proviene la maggior parte degli oggetti d’ornamento femminile, mentre a quella padana, celtica o celtizzata riconducono i corredi delle armi e le fibule.
L’abbondanza e l’elevata qualità dei manufatti riflettono l’esistenza di una società composta da classi emergenti, con la capacità di inserirsi commercialmente e con elevato potere di acquisto, sui mercati delle aree tosco-laziali, con contatti anche con i greci d’Occidente, definendo per quest’area dell’estremo levante ligure un contesto quanto mai vivo e dinamico, reso possibile dallo sbocco costiero raggiunto dalle popolazioni dell’Appennino e della pianura padana attraverso i percorsi di crinale e i solchi vallivi dei fiumi.

 

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2012
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