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Pianta di Ponzano Superiore (Disegno di Roberto Ghelfi)

  1. Chiesa parrocchiale titolata a San Michele Arcangelo
  2. Palazzo Remedi
  3. Piazza panoramica legata alla ristrutturazione dell’antica area fortificata (Sec. XVIII)
  1. Sella dove confluiscono i percorsi generatori dell’insediamento, controllati dall’antico castello che l’abside imponente della chiesa di San Michele Arcangelo, fiancheggiata dalla torre, ancora oggi suggerisce. L’incrocio è formato dalla strada di crinale, la variante montana della Via Francigena diretta a Sarzana attraverso il castello della Brina, e dalla strada di mezzacosta che da Santo Stefano, attraverso Ponzano, risale a Falcinello e Fosdinovo.

Ponzano è la seconda tappa del viaggio.
Costeggiando le mura di Santo Stefano si arriva a un grande posteggio, situato sotto la piazza del Castello, da cui si può proseguire, svoltando a destra, per ricongiungersi alla statale.
Poco prima del semaforo autostradale, a sinistra, una insegna indica la via che sale a Ponzano, tra oliveti e campi coltivati, permettendo di godere il paesaggio agrario che ancora sopravvive e la presenza discreta delle abitazioni immerse tra gli alberi.
Ponzano si trova a 300 m. (s.l.m.) su un contrafforte del Monte Grosso: si comprende subito la sua importanza strategica.

Per Ponzano passavano le vie di collegamento locale secondarie rispetto alla trafficata via Francigena che corrispondeva in parte alla Statale della Cisa; proprio come allora anche oggi si può voler lasciare il fondo valle rumoroso e pieno di mezzi per cercare vie più tranquille e sicure che portano a oriente verso Falcinello, Sarzana e Fosdinovo e a occidente verso Santo Stefano, Caprigliola e Aulla.

All’arrivo, un triste monumento ai caduti delle ultime guerre mondiali: gli altri, quelli delle lunghissime guerre tra Vescovi, Estensi, Lucchesi ecc. sono ormai dimenticati.

Dalla piazza si vede il paese avvolgersi intorno al colle su cui troneggia un imponente torre campanaria.
Ai piedi della salita che, iniziando sotto a un arco voltato immette nel borgo, un tabellone curato dall’architetto Ghelfi racconta la storia di Ponzano e spiega la conformazione urbanistica del borgo.
E' una guida preziosa, un accompagnatore dotto e semplice al tempo stesso.

Si sale per le antiche vie ben conservate e impreziosite da opere d’arte moderna.
Una casa spicca tra le altre, con la formella iii ceramica di David Warren che propone l’immagine del canneto, il logo del Parco Culturale della Val di Magra e della Terra di Luni: è la casa dell’umanista Cesare Orsini, con i versi da lui dedicati al suo paese.

O me felice e fortunato a pieno
s’ove pria nacqui, in dolce vita e umile
gradito avessi del natio terreno
i cari alberghi e il mio Ponzan gentile!

Cesare Orsini nacque a Ponzano nel 1571 e emigrò in cerca di fortuna come era necessità di chi non volesse coltivar solo castagne, nota Luigi Giannoni suo traduttore e a sua volta poeta.
Fu a Mantova presso i Gonzaga e poi a Ferrara dal Cardinal Bevilacqua.
Firmò come Magister Stopinus i suoi Capriccia Maccaronica (1636), rime in un latino contaminato in cui scrisse le Laudes de arte robbandi, e ancora De laudibus ignorantiae, pazziae, bosiae, “le lodi cioè dell’arte di rubare, e dell’ignoranza, della pazzia, della bugia” e così via.
Si divertiva e faceva ridere, era anche celebre: ma sognava Ponzano.

Profilo di Ponzano Superiore (Disegno di Roberto Ghelfi)

Ponzano è il più silenzioso e arioso dei borghi collinari: il vento si invortica lungo le vie che salgono a spirale o immettono nella piazza che si slarga davanti alla chiesa, contro il cielo.
Una breve scalinata, sormontata da un bassorilievo marmoreo, dedicato sul retro a Carlo VIII, datato 1495 con i gigli e la corona di Francia, e poi riutilizzato dal Banco di San Giorgio che vi fece scolpire il Santo che sconfigge il drago nel 1541, conduce al risséu, il pavimento tradizionale del sagrato del levante ligure a pietre di fiume bianche, nere e rosse.

A sinistra la chiesa titolata a San Michele e a destra l’oratorio di Palazzo Remedi.
Dalla piazza si scende rapidamente nelle vie sottostanti: qui siamo sull’apice della collina e si vedono gli Appennini a nord, la confluenza del Magra col Vara a est, il golfo della Spezia e poi la piana di Luni fino al mare a sud ovest.
Spira un vento antico.
Sia la chiesa che il Palazzo Remedi sono frutto delle ristrutturazioni di un castrum costituito da castello, chiesa e cimitero circondato da un anello viario su cui si sviluppò il borgo.
Le case, con volte al piano terra, si susseguono le une alle altre con i loro portali in pietra e le porte di legno vecchio, creando le vie strette e scure.

Lungo la salita che portava al castello sorgeva l’ospedale di Ponzano, identificabile ancora nella casa che si trova a ovest della torre campanaria: aveva due abitazioni con tetto e stanze separate per uomini e donne.
Era ancora funzionante alla fine del 1700; con le sue entrate veniva pagato un maestro di scuola per la popolazione.

Della Chiesa e dell’affascinante palazzo Remedi che lo fronteggia parla a lungo il tabellone dell’architetto Ghelfi posto sulla piazza dell’Immacolata, sotto alla Chiesa.
Leggendolo si hanno notizie sulle statue e gli affreschi della Chiesa, sul palazzo che i Remedi, marchesi del Sacro Romano Impero e nobili sarzanesi, costruirono sulla sommità del colle, aprendo poi, nel 1734, una piazza Belvedere con statua della Madonna Immacolata da cui si potevano ammirare la piana del Magra e la villa che nel piano di Ponzano stavano costruendo nei propri terreni.

Scendendo dal Belvedere si passa sotto a una formella in marmo di San Michele Arcangelo, che combatte con il drago brandendo la lancia con la destra e tenendo in equilibrio la bilancia della giustizia con la sinistra.
Recita la scritta Princeps gloriosissime Michael Arcanghele defende nos in proelio ut non pereamus in tremendo iudizio, “Principe gloriosissimo Michele Arcangelo difendici nella battaglia affinché non periamo nel tremendo giudizio”.

Nella Chiesa, tra le tante opere pregevoli, una cappella con la Madonna del Rosario e i misteri scolpiti in marmo, del secolo XVIII.
La chiesa è ricca di reliquie, tra cui il corpo integro di Santa Concordia martirizzata nel secolo III d.C.; meritano attenzione gli altari policromi e soprattutto quello centrale a tipologia ligure a piani sovrapposti con andamento scalare contrario.

 

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2012
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