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La chiesa di San Francesco Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Si raggiunge la chiesa di San Francesco sulla piazza omonima.
Era un tempo un grande prato ombreggiato con alberi d'olmo grossissimi, ed altri che lo rendono, massimamente ne' tempi d'estate, deliziosissimo fra quali il più grosso ed annoso, è antica tradizione che sia stato piantato colle proprie mani da San Francesco.
Fu questo prato chiamato una volta Cimiterio Germanico, perché in esso venivano sotterrati i Cadaveri de' soldati tedeschi, che in buon numero dimoravano alla guardia e presidio di Sarzana e delle sue Fortezze, a spese de' quali soldati, fu il prato medesimo circondato di Muraglia, come consta dall'iscrizione di marmo posta sopra l'architrave del Portale d'ingresso del medesimo prato
, così Targioni Tozzetti descriveva lo spazio a parcheggio che vediamo davanti alla chiesa.
La lapide, posta oggi sull'ingresso del chiostro, raffigura Adriano di Sittinghausen, comandante in capo delle truppe tedesche, la Serenissima Repubblica di Genova e Paolo Mangolt di Colmar, comandante della guarnigione di Sarzana, che adorano il crocifisso.

La prima notizia documentata del cenobio francescano risale del 1238, ma la tradizione vuole che lo stesso Santo, passando per Sarzana, fondasse il convento.
A conferma di ciò, poco distante dal convento all'incrocio della rivierasca della Calcandola con la strada che, aggirando le mura, saliva in direzione di Santo Stefano, nodo stradale protetto dal Torrione San Francesco, si trova una croce di ferro che ricorda l'incontro, avvenuto secondo una tradizione all'inizio del XIII secolo, fra San Francesco e San Domenico.

Il complesso risulta ancora in costruzione alla fine del secolo XIII e nel secolo XV fu ampliato, citando ancora Targioni Tozzetti, con un nobile ed ampio Dormitorio, con un vago Chiostro, con Pitture all'interno di Stefano Lemi celebre Pittore di Fivizzano, e per i dilettevoli Giardini, e spaziosi Prati che tiene nella sua Clausura.

Nel 1870 parte del complesso venne espropriata ed, ancora oggi, è sede degli Uffici della Pretura.

La chiesa presenta una facciata a capanna, aperta da una finestra termale che illumina l'interno, rivestita in marmo nella parte basamentale.
Sopra il portale una lunetta raffigurante la Vergine con il Bambino tra i santi Francesco e Ludovico da Tolosa.
L'affresco, piuttosto rovinato, è del secolo XVII.
Il bell'architrave in marmo raffigura il monogramma di San Bernardino da Siena circondato dal cordone francescano, segno della presenza dei frati Minori Osservanti che subentrarono ai francescani nel 1462.

L'interno, a croce latina francescana, pesantemente rimaneggiato nel secolo XVII, lascia ancora trasparire qualche aspetto gotico della precedente chiesa.

Fra i dipinti che adornano gli altari, addossati alle pareti interne, sono notevoli: l'Adorazione dei Pastori, collocata nel primo altare destro, opera dell'inizio del XVII secolo, forse del giovane Fiasella che ricorda La notte del Correggio trasportata a Dresda nel 1746, ma visibile nella chiesa di San Prospero di Reggio Emilia fino al 1640.
Nel transetto destro si trova la tomba di Bernabò Malaspina, monumento funebre di notevole interesse nonostante le manomissioni subite nel tempo.
Il sarcofago appoggiato su mensole a parete ed appoggiato su leoni è stato eseguito dopo il 1338 anno della morte del Vescovo Bernabò Malaspina, durante il breve dominio della famiglia marchionale sulla città di Sarzana conclusosi nel 1342.
Vi si possono distinguere tre diverse impostazioni culturali, la prima, la più modesta, va riferita all'autore dei simboli degli evangelisti, la seconda al ritratto sepolcrale del Vescovo, la terza all'autore delle formelle che decorano le pareti del sarcofago.
Quest'ultima richiama i modi di un colto autore d'oltralpe che si rivelano nei tratti delle figure, nei panneggi di cui si ammanta la Vergine in trono, nell'atto di accogliere l'anima del defunto, e dei santi.
L'altra mano, vicina ai modi di Tino di Camaino, è quella dell'autore che ha eseguito il ritratto del Vescovo: Bernabò è raffigurato con la fisionomia potente ed asciutta di un uomo della nobile casata dei Malaspina.

A destra dell'altare maggiore nella Cappella dell'Immacolata dove la Vergine è raffigurata nella pregevole scultura dell'altare risalente al secolo XVIII.
La cappella centrale è occupata dal coro ligneo e dall'altare maggiore settecentesco, ornato di putti marmorei con le statue di San Francesco e Sant' Antonio, mentre un bel crocifisso in cartapesta del Ponsonelli domina l'asse compositivo.
Nella cappella sinistra del presbiterio, l'Assunzione della Vergine recentemente attibuita a Giulio Bruno, pittore genovese del secolo XVII ed una interessante Crocifissione.

Sulla parete del transetto è collocato il monumento funebre di Guarnerio degli Antelminelli, figlio di Castruccio Castracani, opera ammirevole di Giovanni di Balduccio, scultore pisano allievo di Giovanni, autore, fra l'altro, della celebre arca di Sant'Eustorgio a Milano.
Il modellato del fanciullo e la trama preziosa delle vesti sono valorizzati dalla lucentezza del marmo apuano.
Sotto la lapide si legge:

Principis est natus Garnerium immaculatus:
eius in hoc pulcro claudantur membra sepulcro
Castruccius genitor fuit, ac ad singula
Qui dux Lucanus vixitque
Comes Lateranus,
Atque triumphalis Vexilifer Imperialis
Et pater et natus quaeso sit uterque beatus

E nato l'immacolato Principe Garnerio: le sue membra sono state chiuse in questo candido sepolcro.
Castruccio fu suo genitore il quale in particolare fu duca lucchese e visse come Conte Laterano e Trionfale Vessillifero dell'Imperatore. E chiedo che siano entrambi beati sia il padre che il figlio.
La tomba molto studiata è uno dei rari monumenti funebri dedicati ai bambini e rivela l'uso precoce del marmo come materia preziosa, capace di rappresentare da sola, senza l'aiuto dei colori, la molteplicità delle forme.

In basso un crocifisso del secolo XV estremamente drammatico di ambito versiliese.
Sulla porta della sacrestia un dipinto di Priamo della Quercia, fratello del più celebre Iacopo che rappresenta il Vir dolorum fra Santa Chiara e san Francesco.

Sulla parete destra della sala si distingue un bel dipinto di Domenico Fiasella raffigurante la Madonna con Bambino, Bernardino da Siena e San Salvatore da Orta, mentre una grande tela di Tommaso Clerici del 1656 raffigurante l'Adorazione dei Magi, è posta sulla controfacciata dell'edificio.

Il recente restauro del chiostro quattrocentesco ha restituito la serie degli affreschi di Stefano Lemmi, pittore fivizzanese del secolo XVII.
Il ciclo, di notevole interesse, mutilo a causa delle manomissioni subite dal convento francescano, rappresenta dieci episodi della vita di san Francesco.

 

Tappa precedente
Da via Buonaparte a San Francesco

Da “I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni”
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2012
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