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Il volumeIl Codice Pelavicino è un grosso volume di cartapecora, scritto in caratteri gotici, abbastanza ben conservato ma di non facile lettura.
E' stato trascritto in parte dallo studioso Ferdinando Podestà e in gran parte dal prof. Lupo Gentile.
Recentemente è stato microfilmato a cura della Regione Liguria ed è in programma una pubblicazione completa.
Non esiste una traduzione in lingua italiana.
I documenti non sono originali, bensì copie degli originali.

Ricostruiamo brevemente gli avvenimenti di quegli anni.

Il Vescovo Guglielmo "trovandosi nel 1241 in viaggio verso Roma, insieme a numerosi altri che si recavano al Concilio Lateranense con navi della Repubblica di San Giorgio, distrutta dalle flotte imperiale e pisana la flotta genovese nelle acque della Meloria, fu fatto prigioniero con gli altri presuli e rinchiuso in carcere ove rimase dieci anni."

Pagina del prima documento col nome SarzanaDurante questo periodo, il Marchese Oberto Pelavicino, vicario generale dell'Imperatore Federico per la Lunigiana, ordinò la raccolta dei documenti che avevano riguardato fino al suo incarico i rapporti con l'Impero.
La sua morte (1247) fece interrompere la ricerca.
Tre anni più tardi morì anche l'Imperatore, così il Vescovo Guglielmo poté ritornare a Sarzana.
La diocesi era in un dissesto indicibile: il Pelavicino, i visdomini e i castaldi si erano impossessati di terreni e di diritti vescovili.

Enrico da Fucecchio fu eletto vescovo di Luni ad Orvieto il 25 aprile 1273.
ParticolareUomo di eccezionale cultura ed energia, pensò di rivendicare molti diritti e beni della sua Chiesa e fece edificare, riparare o fortificare alcuni castelli e torri.
Nel 1288 raccolse i privilegi concessi alla Chiesa lunense e, poiché molti documenti erano deteriorati, li fece ricopiare dall'amanuense Maestro Egidio (fra il 1289 e il 1297) e li aggiunse al Codice Pelavicino: tale nome rimase a tutta la raccolta.
Alcuni documenti provenienti dal cartularium del notaio Saladino sono conservati nell'Archivio di Stato di Aulla.

Il primo degli oltre 500 documenti è dell'anno 900: un privilegio di Berengario, re d'Italia, che conferma al Vescovo Odelberto i privilegi concessi alla Chiesa lunense dai suoi predecessori, l'ultimo è del 1297: include quindi un periodo di quasi 400 anni.

I documenti si possono dividere in gruppi:

  • Privilegi (che sovente contrastavano con altri concessi ai sorgenti Comuni):
    • oltre quello citato, di somma importanza è quello del 963, di Ottone I dato dalla Rocca di S. Leo;
    • quello del 981 dello stesso Ottone al Vescovo Gottifredo;
    • quello del 1183 col quale Federico I concede al Vescovo Pietro il contado lunense, la ripa e il pedaggio dei porti di Luni e di Avenza;
    • quello del 1185 col quale lo stesso imperatore prende sotto la sua protezione la Chiesa di Luni;
    • e infine quello del 1191 dell'Imperatore Enrico VI.
  • Patti, donazioni, lodi, diritti, concessioni, affitti, enfiteusi, redditi e pedaggi, obblighi, concessioni, contrasti, ecc.

Indicativo di un nuovo clima che si era stabilito è l'ultimo (anno 1297) che ha per oggetto una sentenza di Guidotto, cappellano del papa, provocata da violenze e danni recati dai Sarzanesi al Vescovo Antonio da Camilla.
Egli era succeduto ad Enrico che, amareggiato per non esser riuscito nel ripristino dei diritti, aveva lasciato la diocesi, morendo poco dopo a Firenze.

Fra i documenti più importanti non sono da dimenticare: la concessione di trasferire il Borgo in Asiano e quella di accogliere gli abitanti di Arcola, parte di quelli riguardanti il monastero del Corvo e quelli contenenti i contrasti con i Malaspina per il possesso della Brina.

Il prezioso documento è conservato nell'archivio del Capitolo della cattedrale di Sarzana.

 

Da "Appunti per una storia di Sarzana" di Ennio Callegari


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Ultima modifica
22.03.2012
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