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Enzo Meneghini (1926 - 1944) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Enzo Meneghini (Fanfulla)Partigiano

La famiglia di Enzo Meneghini, profuga dalla Cirenaica, era costituita dal padre Ferdinando, dalla madre Cinzia Bruzzone e
da cinque figli: Lelio, il maggiore, Vanda, Enzo, Giancarlo e Giuseppe.

Dal 1941 tale famiglia, sfollata dalla Spezia, abitava in una casa di Ponte Calano, sulla via Aurelia, nel comune di Sarzana.
Dalla popolazione del territorio, i Meneghini erano considerati i “Bengasini”; infatti il padre, a suo tempo cancelliere presso il tribunale della Spezia, aveva chiesto ed ottenuto il trasferimento a Bengasi, in Africa, dove aveva svolto scrupolosamente il suo compito.
Ma quando si erano verificate le tristi vicende belliche della Cirenaica, egli era stato costretto a rientrare in Italia con tutta la famiglia; solo Lelio, il primogenito, era stato obbligato a restare laggiù, perchè prigioniero degli inglesi dopo la battaglia di Tobruk.

Tutti, ma in particolare i ragazzi, ben si inserirono nella società sarzanese, nella quale intrecciarono amichevoli rapporti.
Giuseppe, Pino, era ancora un bimbo; del periodo dell’infanzia ricorda, in modo particolare, un evento per lui “importante”: la prima volta in cui andò al cinema, proprio accompagnato dal fratello Enzo.

A 18 anni il giovane Enzo, nato il 16 gennaio del 1926, fu chiamato alle armi ed inviato a Chiavari, nella Divisione Monterosa.
Pochi giorni dopo il suo arrivo, fu annunciato ai soldati che, l’indomani, ci sarebbe stato un attacco contro le forze partigiane locali.
La sera stessa della notizia, Enzo fuggì e tornò a Sarzana, a Ponte Calano.
Il padre, allora, gli costruì un rifugio, aprendo una botola, col doppio fondo, in corrispondenza del bagno, ove il giovane rimase nascosto per qualche tempo.
Ma a quell’età era difficile vivere nascosti! Così, di notte, Enzo entrò in contatto con i partigiani della brigata Muccini, nella quale si arruolò.

Egli fu portato al Campo, nella Selva di Marciaso, da Enrico Bacci di Sarzana, caposquadra della formazione.
I due giunsero all’imbrunire, alla fine di quel caldo settembre del 1944.

Lido Galletto ricorda, quasi con commozione, lo “sguardo vellutato e timoroso” di quel giovane diciottenne che, da tempo, richiedeva di essere un partigiano.
La sua richiesta era stata segnalata dall’organizzazione clandestina della zona di Caniparola e, finalmente, era stata accolta.

In un primo tempo fu deciso che Meneghini, prima di salire al Campo in montagna, fosse utilizzato in missioni notturne, nelle pattuglie operanti nella “piana” , nell’approvvigionamento di generi alimentari e nel recupero di armi nella zona di Luni e lungo la sponda della Magra.
Perciò, per circa due mesi, fu inserito nel gruppo partigiano della Valle dell’Isolone, con base a Gignago.
Poi il suo comportamento e la sua partecipazione furono considerati così favorevolmente dai responsabili, che essi lo giudicarono maturo per essere inviato al Campo in montagna.

Entrato a far parte della squadra comandata da Enrico Bacci, Enzo partecipò attivamente alle vicende della formazione partigiana.
Tra le tante, partecipò pure all’azione guidata da Miro Luperi, dalla quale tornò al campo, ferito, il 28 novembre; e, subito il giorno dopo, il 29, affrontò la massiccia azione dei nazifascisti, che attaccarono in forze le diverse formazioni partigiane dislocate sul versante della Val di Magra, dalla riva sinistra del fiume Magra fino a Carrara.
Meneghini e la sua squadra, il 29 novembre, dapprima, si piazzarono al passo del Cucco per bloccare l’avanzata nemica su Fosdinovo e, all’imbrunire, vi riuscirono.

Invece nella notte tra il 29 ed il 30 novembre, Enzo fu “sganciato” dalle propaggini collinari tra Monte Grosso e Fosdinovo, con quasi tutta la brigata Garibaldi “Ugo Muccini”, insediatasi nei paesi di Ponzano Alto, Vecchietto, Bibola, Falcinello, Prulla, Ponzanello, nella Valle dell’Isolone, tra Fosdinovo e Castelnuovo Magra.
Enzo ed i suoi compagni, insieme a quelli comandati da Giovanni Venturini, furono mandati dal comando di brigata a Gignago, a reperire viveri per i circa 700 partigiani rifugiati nei boschi della Valle dell’Isolone.
Il 30 novembre, all’alba, tale Valle fu investita in pieno dal rastrellamento nazifascista!

Otto partigiani del distaccamento Ubaldo Cheirasco quel giorno caddero: Enzo Meneghini, di anni 18, Valdo Buriassi, di anni 19, Rufinengo Tenerani, di anni 22, in prossimità di Gignago.
I poveri ragazzi rimasero insepolti per 23 giorni, perchè ritrovati solo ventidue giorni dopo il rastrellamento.
I loro corpi erano nel fitto bosco, tra le stipe, abbracciati insieme nello spasimo della morte.

La notizia del decesso di Enzo fu comunicata alla madre Cinzia dal Comune di Sarzana; toccò alla sorella Vanda, invece, il triste compito di riconoscere il corpo del fratello e di ricomporlo, assistendo, con grande dolore, alla sua sepoltura.
Gli altri quattro: Giuseppe Baudone, di anni 20, Oriano Musso, di anni 20, Ferruccio Matelli, di anni Monumento ai partigiani caduti nella valle dell'Isolone durante il rastrellamento del XXIX novembre 194422, e Vittorio Spigno, di anni 23, morirono tra Casale e Caprognano.

Uno, Tony, di anni 33, di cittadinanza polacca, fu catturato dai tedeschi il 2 dicembre, in località Postizzo, nel versante fosdinovese della Valle dell’Isolone, e fu subito fucilato, in quanto considerato loro disertore.

Enzo Meneghini, del distaccamento Ubaldo Cheirasco della brigata Garibaldi “Ugo Muccini”, era il più giovane degli otto partigiani caduti durante il rastrellamento nazifascista del 29 - 30 novembre del 1944, nella Valle dell’Isolone.

All’incrocio della mulattiera Caprognano - Casale - Gignago, il 30 novembre del 1945 fu inaugurato un piccolo monumento in pietra, sul quale, in una lapide di marmo, ancora oggi si leggono le seguenti parole:

Agli uomini di queste valli perché ricordino nel tempo
a cosa valse il sacrificio di giovani speranti in
una umanità migliore

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2012
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