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Il complesso di Villa Ollandini è sito a circa 500 metri dal centro storico di sarzana, verso est, sulla via Aurelia, al termine del viale Mazzini, che inizialmente costituiva uno degli accessi al Parco del Cavaggino, come era chiamata tutta l'area che comprendeva la residenza, il giardino e il bosco di proprietà della famiglia Ollandini e non sappiamo con esattezza da quale epoca la famiglia l'avesse in proprietà.
Sicuramente doveva trattarsi di una porzione adibita alla coltivazione agricola ben più vasta di quella odierna pari a mq 71.215 (giardino mq. 19.005 e parco mq. 52.210)

Intorno alla fine del 1700 la famiglia Ollandini, originaria di Lerici, decise di edificare qui la propria residenza e dare un ampio sviluppo all'attività agricola, particolarmente innovativa per la produzione in serra.

Non conosciamo, attualmente, il nome del progettista della villa, ma sicuramente doveva trattarsi di un architetto di area genovese: le incisioni e le fotografie d'epoca ci restituiscono infatti l'immagine di una residenza che richiama l'eleganza e l'architettura del romanticismo di carattere genovese.

Per quanto riguarda il giardino, sappiamo che esso è frutto dell'abilità del genovese Michele Canzio, scenografo, ornatista, pittore ed architetto, professore dell'Accademia Ligustica di Belle Arti.

Villa Ollandini - Foto: ReS Comunicazione

La costruzione del Canale Lunense, avvenuta negli anni '30, aggiunse alla Villa un nuovo e suggestivo elemento scenografico: l'acqua; si creò così da una parte una nuova ambientazione che accentuò l'aspetto suggestivo del giardino, e dall'altra una differente e per certi versi più completa oasi ambientale.

E' comunque il giardino l'elemento che rimane più immediatamente apprezzabile nel complesso della Villa; le architetture oggi si presentano più che dimesse e senza rilevanza alcuna, ad eccezione della residenza del custode e della limonaia che ricordano, seppure sommariamente, lo stile dell'antica villa.
Purtroppo il corpo principale, e cioè l'edificio adibito a residenza degli Ollandini, venne rivisitato con un pesante intervento di riorganizzazione degli spazi per essere utilizzato dai bambini in cura presso il Preventorio Antitubercolare della Spezia.
Così, a seguito della vendita avvenuta il 23 aprile 1938, si modificò completamente l'architettura, portandola allo stato oggi visibile.
A ricordo dell'antica costruzione è rimasto lo stemma degli Ollandini sulla linea di gronda del tetto e una lapide nell'atrio del piano terreno che ricorda la visita della regina Maria Adelaide, avvenuta nell'agosto del 1854.

Interessanti elementi architettonici sono, ricordandoli brevemente, la voliera (a impianto barocco datata 1899), il laghetto, il tempietto, il chiosco e un edificio ormai ampiamente rovinato e irrecuperabile, collocati entrambi nel bosco.

Sulla destra della villa si diparte il viale dei tigli, separato da un cancello in ferro battuto, sui pilastri del quale erano collocati dei grifoni, oggetto di uno sciagurato furto avvenuto nei primi anni '90.

La mancanza di particolari e significative emergenze architettoniche è peraltro compensata dall'esistenza di un ampio e particolare sistema ambientale.
Si sono conservate nonostante il tempo, gli eventi atmosferici, le malattie e l'incuria, alcune rare e pregiate essenze che testimoniano la ricercatezza e l'attenzione profusa nel passato dagli Ollandini per la realizzazione del giardino e del parco.

Testo GianFranco Damiano


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Ultima modifica
22.03.2012
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